ALLENAMENTO IN ALTITUDINE PER RIDURRE IL COLESTEROLO LDL

IPOSSIA1

La pratica regolare dell’esercizio fisico riduce la mortalità per malattie cardiovascolari in funzione del tipo, della frequenza, della durata e dell’intensità dell’attività fisica, ed è ragionevole supporre che anche le condizioni ambientali nelle quali essa si svolge abitualmente possano avere un ruolo significativo.
Allenamento in altitudine in popolazioni esposte cronicamente all’ipossia da alta quota, sono stati riportati una ridotta concentrazione ematica di colesterolo totale e LDL, una minore prevalenza di cardiopatia ischemica, ipertensione arteriosa e accidenti cerebrovascolari, con conseguente riduzione del tasso di mortalità per malattie cardiovascolari. Una riduzione del colesterolo totale e LDL, dei trigliceridi e della pressione arteriosa, sono stati riportati anche in seguito ad un’esposizione acuta all’ipossia in soggetti che normalmente vivono a livello del mare.
Volendo sintetizzare questi concetti, potremo dire che l’ipossia, comunque indotta, è un efficace stimolo eritropoietico (formazione di globuli rossi), sebbene la risposta individuale appaia variabile. Gli adattamenti ematologici, muscolari e respiratori che conseguono a tale stimolo permettono all’atleta di incrementare la propria capacità di trasportare ossigeno ed utilizzarlo in periferia. Beneficiario ideale dì queste pratiche è l’atleta di resistenza, nel quale all’aumento della potenza aerobica segue il miglioramento della prestazione di gara. L’attività fisica in quota sembrerebbe in grado di ridurre ulteriormente, rispetto al solo esercizio fisico, il rischio di malattie cardiovascolari (ma questi dati, estremamente favorevoli ai montanari e al turismo in montagna e sfavorevoli a noi poveri marinai, debbono essere confermati).

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