EFFETTI DELLA SOIA SULLA STEROIDOGENESI MASCHILE E FEMMINILE

Soy milk and beans

La soia è da sempre utilizzata per le sue proprietà nutraceutiche e per i suoi benefici riguardanti la salute dell’uomo. Le numerose azione di questo particolare legume sono ascritte ad una classe di composti nota come isoflavoni. Queste molecole rappresentano un’importante classe di fitoestrogeni (composti fenolici derivanti da piante che presentano un’azione agonista, parzialmente agonista o antagonista verso i recettori estrogenici e ne influenzano la sintesi endogena, l’azione e il metabolismo) e includono: genisteina, daidzeina, glicisteina e formononectina. Tra questi vi è l’equolo, un metabolita estrogeno-non steroideo della daidzeina che viene prodotto naturalmente dalla flora batterica intestinale da circa il 60% degli individui che consumano soia. Il mercato dell’integrazione attribuisce all’equolo numerose azioni protettive, così come per gli isoflavoni in generale, verso il cancro alla prostata, le vampate in menopausa, l’osteoporosi, le malattie cardiache e neurologiche. Tuttavia l’equolo presenta un’importante attività modulatrice verso il follicolo ovarico andando a legarsi con i numerosi recettori per gli estrogeni (alfa e beta). L’azione sul follicolo porta a disfunzioni nella funzionalità ovarica, riducendo la fertilità, inibendo la sintesi di estradiolo portando l’ovaio ad un prematuro esaurimento ovarico. La riduzione dei livelli di estradiolo comporta una ridotta fertilità, depressione, perdita di densità ossea, menopausa precoce, malattie cardiache. Uno studio del 2016 (Equol inhibits growth, induces stresia, and inhibits steroidogenesi of mouse antral follicles in vitro. Mahalingam et al.) focalizza l’attenzione sull’azione diretta dell’equolo su cellule di follicolo antrale. I risultati hanno mostrato come una concentrazione di equolo a 100microM esplichi la sua azione tossica al massimo livello dopo 96 ore di coltura. L’equolo porta ad una grave deregolazione della steroidogenesi follicolare con conseguente riduzione dei livelli di estradiolo, testosterone, androstenendione e progesterone. Gli autori convengono che la costante esposizione ad isoflavoni derivanti dalla soia (specialmente in chi segue diete vegane o vegetariane strette) possa portare a gravi squilibri della steroidogenesi. Per quanto riguarda gli effetti degli isoflavoni della soia sull’uomo, è noto che soggetti che fanno largo uso di prodotti a base di soia presentino livelli di testosterone inferiori alla media con una marcata riduzione della spermatogenesi (Messina M. A brief historical overview of the past two decades of soy and isoflavone research. J Nutr 2010). Uno studio del 2011 (Hypogonadism and erectile dysfunction associated with soy product Consumption; Siepmann et al 2011) ha mostrato come sia la daidzeina che la genisteina riducano la produzione di androgeni, soprattutto il testosterone. Inoltre si è visto come vi sia un incremento della produzione di DHEA con riduzione di tutti gli altri ormoni coinvolti nella steoridogenesi (androstenendione, testosterone, estradiolo) ciò rispecchia una inibizione dell’attività dell’enzima 3-Beta-HSD che converte il DHEA in Androstenendione, ma su questo punto i ricercatori non sono ancora certi. Un’altra possibile azione degli isoflavoni della soia sul testosterone si ha nell’aumento delle SHBG con conseguente riduzione della frazione libera del testosterone e diminuzione dell’azione di questo ormone. Inoltre oltre alla riduzione del Free Testosterone vi è anche una riduzione della concentrazione plasmatica di LH, ciò comporta una perturbazione nella regolazione centrale della produzione dell’ormone. In conclusione si può affermare che l’utilizzo costante e non necessariamente smodato di soia e prodotti derivati porta inevitabilmente a delle perturbazioni per quanto riguarda la steroidogenesi sia maschile che femminile.

Massimo Spattini

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